VISIONI. . . . .ESTESE – Mostra Fotografica

LOCATERNINO

 

La realtà non esiste in senso assoluto, o almeno non in una forma così oggettiva come verrebbe spontaneo pensarla. La realtà che percepiamo, infatti, dipende da noi che la si sta osservando o comunque da qualcuno che come noi è lì ad osservarla. Chiaramente ognuno ci vede dentro un po’ di sé e lo usa proprio per decodificarla, catturando quel senso e quella manciata di dettagli speciali o insoliti che lo colpiscono e nei quali appunto si riconosce.

In buona sostanza, la realtà non è altro che un’opinione sulla stessa espressa da parte di chi la contempla. E arriviamo appunto a chi è capace di filtrare la realtà e proporcela in modo interessante, studiandola per regalarci emozioni.

Daniele Rudian e Natascia Di Virgilio sono fotografi ed artisti di notevole qualità e la presente mostra ne propone una buona selezione di opere.

Rudian e Di Virgilio sono due professionisti giunti alla fotografia attraverso percorsi piuttosto differenti, cosa che non ha impedito loro di unire le forze in un incontro-scontro quantomai fruttuoso e più che mai in evoluzione. Lavorano insieme, si scambiano i ruoli, si danno suggerimenti e si aiutano a completare lo schema di visione personale scelto per quella o per l’altra idea, al punto che – dicono – spesso si trovano a confondere loro stessi chi fosse dei due il realizzatore finale di una fotoprima di valutarla e andare in stampa. Al tempo stesso, entrambihanno conservato una notevole diversità di approccio proprio nel modus operandi adottato per ogni scatto: ed è proprio nella sottile diversità interna, nella identità dello stile trovato dall’uno e dall’altra,nel gioco di sensibilità e tecniche, intuizioni e dettagli, che vive l’intrigante coppia artistica, capace di linguaggi espressivi a più velocità.

Un veneto ed una marchigiana, ma soprattutto un uomo e una donna che si misurano su temi comuni e in qualche modo classici della fotografia moderna: il ritratto, il paesaggio e il nudo. Nonostante la scelta mainstream,niente di ciò che fanno èsemplice o prevedibile.

Anche se nessuno dei due ama stupire o spiazzare l’osservatore, il perfetto incastro tra le differenti capacità e volontà espressiveporta a proporre riflessioni dalle molteplici fascinazioni.

C’è una sorta di chiasmo naturale nella poesia visiva che propongono.

Nel lessico che Rudian utilizza per parlarci della donna, risalta un’attenzione alle geometrie del corpo, della linea, della curva, dell’ombra che cattura fantasie e che lui sceglie di rendere con impressionante definizione, per bellezza armonica e precisione del tratto. Il suo racconto del femminile è lucido, definito: sa bene cosa cerca e sa perfettamente tracciarlo nel proprio quadro. Fissa l’equilibrio, l’energia, l’ineffabile bellezza di ogni dettaglio con assoluta puntualità; non ha dubbi sul mondo femminile e sa rappresentarne ilcompiuto vigore. Nei suoi pittorici paesaggi, per contro, il veneto insegue l’imprendibile mistero del vivere, il suo apparire in mutazione; si impegna nel coglierlo proprio negli attimi di impalpabile passaggio, in quegli scampoli fugaci di immagine in trasformazione, così difficili da trasferire nell’obiettivo.

Nel contesto del nudo e del ritratto, quasi esprimesse una inversione narrativa rispetto a Rudian, Di Virgilio è invece interessata e votata al racconto profondo, forse addirittura al proprio racconto interiore. Attentissima al peso specifico del gesto, alla rappresentazione plastica del pensiero e della intenzione, mette in scena la realizzazione visiva del desiderio più intimo. Le donne della di Virgilio sono vive, pensano, si cercano, si esprimono con gesti privati, consce della bellezza contenuta nel proprio innato pudore eppure totalmente consapevoli nella capacità di dominarlo e superarlo. I suoi potenti fotogrammi di paesaggio, al contrario, cercano serenità, equilibrio, reciprocità, e fanno in qualche modo “respirare lo sguardo a pieni polmoni”, riempiendo di energia chiunque vi si confronti. Vivono nella intensità del colore, e sono la rappresentazione di un mondo pulsante, che va visitato, angolo per angolo, amato dettaglio per dettaglio.

Il loro è complessivamente un dialogo di visioni e riflessioni eleganti e sofisticate, poste su tematiche fisse ma reso sempre nuovo dalla cura e dalla maestria che mettono in campo. Un gioco a due teste e quattro occhi, dal quale in effetti chiesce vincitore non può che essere lo spettatore giunto a goderne la magia.

Non si tratterà maidi una riproduzione della realtà: ogni volta sarà un riuscito tentativo di interpretarne il senso, di darle anima, attraverso lo sguardo di narratoriestremamente sensibili. Proprio per questo, un confronto molto interessante.

Giancarlo Mei, giornalista e scrittore*

*Autore di articoli, eventi e programmi televisivi, ha pubblicato i volumi

Canto Latino (2004), Graphia (2015) e Spiriti Liberi (2017)

Data / Ora
21/10/2017 - 27/10/2017
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Luogo
Circolo Aternino

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